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SCUSI, LEI È DIGITALE O ANALOGICO? prima parte

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Pubblicato da in Cavalcando l’onda… del suono ·
Tags: ascoltomusicariproduzionedigitaleanalogicosuonoregistrazioneaudioriproduzionemusicale.
Giusto ieri un amico mi chiedeva cosa ne pensassi della riproduzione digitale della musica, se insomma la digitalizzazione rispondesse al vecchio dilemma degli audiofili degli anni 70 e 80; cioè, se oggi quando riproduciamo un brano musicale la nostra esperienza d’ascolto è simile a ciò che avremmo sentito se fossimo stati presenti alla registrazione dello stesso brano. Bella domanda, ma ovviamente la risposta è uguale a quella che si sarebbe potuta dare 20 o 30 anni fa: l’hi fi puro non esiste.
Faccio tante cose nella vita, una di queste è quello che una volta si chiamava “ingegnere del suono”. probabilmente è proprio perché sono legato al vecchio nome in italiano che ho qualche difficoltà ad adattarmi al digitale... Ovviamente scherzo!  le mie remore sono dovute al fatto che nella riproduzione digitale non sento quei suoni, considerati oggi spuri o addirittura difetti della registrazione, che per me invece conferiscono quel qualcosa in più all’ascolto della musica.   
Ho provato a far capire in maniera pratica a questo amico che mi ha posto la fatidica domanda, quello che intendo dire: ho aperto il coperchio del mio pianoforte (un vecchio Petrof verticale) e ho provato a far sentire le note dell’ottava più alta, per intenderci le note più acute dello strumento, poi ho chiesto: “Hai mai sentito su di un CD questo rumore meccanico che producono i martelletti in legno che si muovono spinti dal meccanismo della leva azionata dai tasti e l’impatto del legno contro le corde di metallo?”. La risposta non poteva che essere negativa. Senza dubbio un ruolo importante viene giocato dal lettore utilizzato e dall’intera catena di riproduzione, tuttavia neppure possedendo un lettore con prezzi da capogiro - che se tua moglie sapesse quanto hai speso per acquistarlo ti farebbe arrivare subito la lettera dell’avvocato per il divorzio - potrai mai sentire questi suoni, che non disturbano l’ascolto, anzi lo arricchiscono di quei particolari che ormai non siamo più abituati a sentire.  
Tutta colpa del digitale?
Ma no! È tutta colpa dei grandi produttori che hanno fatto in modo che le generazioni odierne dei maggiori consumatori di musica non conoscessero più cosa significhi godersi un bel disco dei Queen o di Alan Parson Project in un discreto impiantino senza grandi pretese, ma che suona sempre molto ma molto meglio di speaker super connessi o di mostruosamente piccoli auricolari da 10 euro - compreso l’astuccio in plastica che dà l’impressione di valere più degli auricolari stessi - che non hanno nemmeno un vago accenno alle frequenze basse.
Comunque insieme al mio amico abbiamo fatto pure la prova opposta, ma di questo parleremo nella seconda parte dell’articolo.
In conclusione il digitale ha migliorato l’ascolto della musica o no?
A questo e tanti altri interrogativi riguardanti il mondo del suono proverò a rispondere in questo blog e magari, se ci sono i presupposti, proverò a realizzare una trasmissione radiofonica sull’argomento.
Mi raccomando, fatemi sapere se l’argomento è di vostro interesse lasciando dei commenti.
A presto!

Alessandro Buttitta    




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